SEDUTO SULLA SPONDA DEL FIUME ASPETTO IL CADAVERE DI SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA'. NON TARDERA' A PASSARE
Certo che
Sinistra Ecologia e Libertà è proprio allo sfascio: mentre c’è chi si lamenta
per non poter partecipare alle elezioni primarie in Liguria - si veda il pezzo
dello scorso 24 dicembre - a livello nazionale sta andando tutto a scatafascio,
o quasi.
Dopo varie fuoriuscite di storici dirigenti - quali Roberto Musacchio e tanti
altri - è dei giorni scorsi la decisione, presa dall’ex esponente di Potere
Operaio Alfonso Gianni, di abbandonare la formazione da lui aiutata a nascere.
La cosa che trovo indecente è che - mentre il sito del Partito della
Rifondazione Comunista pubblica integralmente la missiva, che troverete
riprodotta al termine di quest’articolo - sul sito nazionale dei peggiori
vassalli del Partito (sedicente) Democratico non se ne trova traccia.
Non solo ma, mentre perde pezzi da tutte le parti a causa del troppo
asservimento agli ecclesiastici del convento romano di via Sant’Andrea delle
Fratte 16, il presidente della regione Puglia rilascia un’intervista al
quotidiano La Repubblica nella quale asserisce che “per far fuori Sel ci
vorrebbe l’esorcista”.
Certo che questo ‘signore’ ha del coraggio: a giudicare dalle continue
defezioni di dirigenti nazionali e locali, non ci sarà bisogno di alcun
esorcista; basterà sedersi sulla sponda del fiume ed aspettare il cadavere
della formazione vendoliana: non tarderà a passare.
Caro
Nichi, ecco perché lascio SEL
di Alfonso Gianni
Caro
Nichi, con la presente voglio renderti nota la mia decisione di terminare qui
la mia militanza in Sinistra Ecologia Libertà. Immagino che la cosa non ti
stupisca. Ho sempre espresso nel corso dei miei interventi all’Assemblea
nazionale e negli scritti nel nostro sito - fintanto che qualcuno ha assunto la
decisione di non farli più comparire - le ragioni ampiamente articolate e
motivate del mio crescente dissenso rispetto alla linea che la nostra
organizzazione veniva assumendo, per la verità più nella realtà dei comportamenti
che dei documenti ufficiali.
Sai bene che fin dal congresso di Firenze non ho mai creduto che si potesse
mantenere in vita un’organizzazione, che pure incorporava in sé il principio
del superamento di sé stessa, senza darle un profilo politico-programmatico e
una vita autonomi. Visto che a te piace l’espressione forbita, espressi questa
osservazione dicendo con linguaggio ironico, ma sincero, che non si può essere
transeunti se almeno non si è essenti.
Così non è stato. Progressivamente si è sempre più indebolita la dimensione
autonoma della nostra esistenza, finendo per trovarci nel cono d’ombra
dell’iniziativa del Pd.
Tutto è ruotato attorno alla questione delle primarie. Queste avrebbero dovuto
riaprire la partita in alternativa alla costruzione del partito. Tuttavia
quando esse sono giunte il nostro ruolo non è certo stato protagonista e
l’esito è stato contenuto. Un risultato che era nell’ordine delle cose e che
non considero di per sé sconfortante, ma che indubbiamente era ed è anni luce
molto lontano dalle attese create da un gruppo dirigente che da tempo aveva
perduto il senso della realtà.
Coerentemente con questa impostazione ogni struttura è stata lasciata nella più
totale indeterminazione, dai forum all’evanescente comitato scientifico.
Le tue ultime dichiarazioni rilasciate alla stampa hanno del resto chiarito che
tu affidi alle primarie stesse il ruolo di fase costituente per la costruzione
del “partito dei progressisti, il partito del futuro”. Esse non sono quindi un
mezzo per democratizzare una contesa elettorale strozzata da una legge
elettorale ingiusta (che peraltro noi non siamo riusciti a modificare, anche
perché scegliemmo il referendum sbagliato), ma il viatico per la costruzione di
una cosiddetta grande sinistra imperniata sul ruolo preponderante del Partito
democratico.
Un desiderio legittimo, ma che non condivido e che a mio parere contraddice
apertamente la scelta congressuale fatta a Firenze. Per questa ragione ho anche
avanzato la richiesta di un congresso straordinario, cui si è risposto con il
silenzio o peggio con la derisione.
In questo quadro sono venute avanti scelte di collocazione internazionale che
spingono Sel verso il Pse. Alla mia richiesta di un chiarimento politico su un
simile percorso, cosa certamente di non lieve importanza data la centralità
dell’Europa nel nostro agire, non si è mai data risposta, né si è pensato fosse
opportuno aprire un dibattito nelle sedi preposte.
Siamo giunti così alla firma di una carta di intenti che costringe Sel al
rispetto di trattati internazionali che, proprio in nome del nostro convinto
europeismo, avevamo respinto nei nostri documenti ufficiali e alle decisioni
prese a maggioranza nei gruppi parlamentari che si costituiranno su tutte le
questioni controverse. Sapendo in anticipo che tale maggioranza sarà saldamente
in mano al Pd è già chiaro quale sarà il nostro futuro. Questo è il motivo che
mi ha convinto a non partecipare alle primarie, che comportavano la firma di un
appello che includeva l’accettazione di quella carta di intenti, e che mi
porterà a non votare per la coalizione dei progressisti e dei democratici nelle
prossime elezioni politiche.
Già alla fine di agosto del 2010, in un articolo su il Manifesto, avvertivo che
il confronto programmatico con il Pd, se si voleva salvare il centrosinistra,
andava cominciato da subito, chiamando a questo impegno l’intera sinistra
alternativa, a cominciare da quella diffusa sul territorio ed espressione
diretta dei movimenti sociali. Una simile scelta avrebbe rafforzato non solo la
posizione di Sel nei confronti del Pd, ma la sua autorevolezza come forza guida
nel campo della sinistra radicale.
Non lo si è voluto fare, se non in forma parziale, ristretta e quasi
clandestina verso la fine del governo Berlusconi. Ma quando Monti venne nominato
da Napolitano abbiamo faticato ad assumere una decisa posizione di opposizione.
Ma soprattutto il nostro gruppo dirigente non ha colto la novità sostanziale
che quel governo rappresentava: quello di dare corpo a una nuova governance
delle classi dominanti, fortemente integrata con le elites vincenti in Europa,
sostituendo alla destra berlusconiana una più presentabile dignitosa destra
tecnocratica. Un governo costituente, quindi, tutt’altro che una parentesi, che
avrebbe proiettato la sua ombra ben oltre la durata della legislatura, come sta
puntualmente accadendo.
Un simile passaggio imponeva, al di là delle scadenze elettorali, di dare vita
a un vero lavoro di costruzione di una sinistra moderna, inclusiva, ma autonoma
da quella che si era ormai fatta centro, collegata con le migliori esperienze
europee che si muovono in questa direzione e capace di elaborare un programma e
una proposta per fare uscire il paese dalla crisi senza un massacro sociale.
Una crisi che per quanto riguarda l’Europa ha caratteri di durata, gravità e
impatto sociale ancora peggiori di quella degli anni Trenta. Una crisi che non
si può affrontare con le mani legate dal fiscal compact e dal pareggio di
bilancio in Costituzione, così fortemente voluti e difesi dal Pd.
Credo che purtroppo Sel abbia mancato completamente questo obiettivo, con
l’aggravante di non offrire neppure spazi reali per una effettiva discussione
politica al proprio interno su questi temi cruciali, concentrando ogni energia
sulle vicende elettorali. Per questo cercherò di perseguire l’obiettivo della
costruzione di una forza politica autonoma della sinistra in altro modo e per
altre strade.
Naturalmente quando si lascia una comunità politica, cui peraltro si è
partecipato fin dal primo momento, non si prova solo rimpianto per una
straordinaria occasione perduta, ma un senso profondo di sconfitta personale,
di corresponsabilità in questo insuccesso.
E’ con questo stato d’animo, caro Nichi, che ti invio il mio saluto ed i miei
auguri.
Alfonso Gianni
Genova, 26 dicembre 2012
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova
http://pennatagliente.wordpress.com